Corsi online gratuiti (per traduttori e non)

Post ridotto al minimo, per lasciarvi tutto il tempo di spulciare i link che seguono. Sono una fan dei corsi online, e mi stupisco ogni volta della quantità e della qualità delle risorse di formazione accessibili semplicemente avendo a disposizione un computer, una connessione a Internet… e naturalmente un po’ di tempo e di impegno.

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CAT Tools for dummies

Oggi post assolutamente di servizio (nonché di autopromozione senza vergogna :)) per segnalarvi che domani parte il corso “CAT Tools for dummies organizzato da Langue&Parole e tenuto da me.

Per tutti i dettagli potete fare riferimento alla pagina dedicata del sito ma, in due parole, si tratta di tre incontri, due teorici e uno pratico, dedicati a traduttori (tecnici e/o letterari) che vogliono avvicinarsi ai CAT, o capire se uno strumento di traduzione assistita può fare al caso loro.

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5 errori da evitare sui social network

I social network, questi sconosciuti.
Molti traduttori, e in generale molti professionisti, molti piccoli imprenditori, ma anche molte grandissime aziende!, non sanno bene come prenderli. Sentono dire che ormai non se ne può fare a meno, e quindi ci si buttano senza pensarci (tanto “male non può fare”).
Io non sono certo un’esperta, anzi, ma l’argomento mi interessa e cerco di imparare sfruttando le risorse che offre il Web e non solo (ad esempio, ho frequentato a tempo perso su Coursera “Content Strategy for Professionals: Engaging Audiences for Your Organization“, che mi ha offerto molti spunti interessanti).

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Pay peanuts

(il post che segue, con modifiche minime, è apparso qui circa un anno fa. Ve lo ripropongo sperando che possa offrire qualche spunto utile di riflessione)

Sono una libera professionista senza ordine e senza tariffari: e questo personalmente mi sta bene. Penso che albi, tariffari e simili siano anacronistici; e che, se vogliamo fare gli imprenditori, per quanto piccoli, dobbiamo saperci confrontare con il mercato e con la concorrenza senza “aiutini”, forti solo della nostra competenza e delle nostre capacità.

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Breve ode al (mio) ufficio

A settembre scorso mio marito ha ricevuto un’interessante offerta di lavoro in quel di Parma: anziché rassegnarci (lui) alla vita del pendolare settimanale e (io) a quella della vedova bianca, abbiamo affittato un appartamento su AirBnB. “Tanto posso lavorare ovunque!”.

Dopo sei mesi durante i quali mi sono alternata tra Parma e casa nostra, vi posso dire con piena cognizione di causa che la location independency non esiste. Non fidatevi dei post-peana sulla bellezza del tradurre da una spiaggia, una terrazza, uno Starbucks al centro di Manhattan. Nel mondo reale non succede. Sono miti, come gli unicorni e la traduzione automatica che funziona.

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Di dumping e altre storie

Dumping: tecnicamente è “una procedura di vendita di un bene o di un servizio su di un mercato estero (mercato di importazione) ad un prezzo inferiore rispetto quello di vendita (o, addirittura, a quello di produzione) del medesimo prodotto sul mercato di origine (mercato di esportazione)”; ma, nel linguaggio comune delle professioni creative, con questo termine ormai si fa riferimento al fatto di proporsi a tariffe stracciate (se non addirittura gratis).

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Il Mac e il traduttore (una storia d’amore)

Da qualche anno è un argomento ricorrente, sui gruppi e nelle mailing list dedicati alla traduzione, di solito articolato più o meno come segue:
“Devo cambiare computer, sto valutando di comprare un Mac, ma ne vale davvero la pena? E come faccio con i CAT?”

Dal punto di vista tecnologico, il passaggio a Mac, che ormai risale ad alcuni anni fa, è stato il secondo grande punto di svolta della mia carriera dopo l’acquisto di un CAT. In questo post vi racconto perché, cercando di rispondere alle domande di un ipotetico collega che sta considerando di “fare il salto”.

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Riflessioni sulla professionalità (aka paura e delirio su Linkedin)

Premessa: nulla di quanto riporto di seguito è inventato, mi sono limitata a omettere i dati sensibili (più che per la privacy, per umana pietà).

Ricevo una mail, con oggetto “Consigli nel campo della traduzione“, da una collega che mi comunica di aver trovato il mio indirizzo su Linkedin, si complimenta per il mio CV e per i clienti “di un certo calibro” con cui lavoro, e conclude:
“mi chiedevo se potesse darmi qualche consiglio in merito, cioè come ha fatto ad acquisire clienti così importanti, ha inviato semplicemente un Cv? Mi scuso se le faccio queste domance [sic], ma credo che Lei sia una traduttrice davvero in gambe e l’unica che potesse [sic] darmi qualche consiglio in più.

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Il traduttore e la tecnologia

La tecnologia: tasto dolente per molti colleghi, che vedono computer e affini come un male necessario, un’entità aliena che impone spese di cui non capiamo sempre bene l’utilità, che a volte fa perdere tempo prezioso, che aggiunge al lavoro complessità inutili… o addirittura il lavoro lo ruba (sì, parlo della famigerata traduzione automatica)!

La mia opinione, molto semplicemente, è che un traduttore professionista non possa permettersi questo atteggiamento.

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Traduttore traditore

Possibile titolo alternativo del post: “Lost in translation” (!)

Entrambi, oltre a sprizzare originalità da tutti i pori, hanno a che fare con la realtà del lavoro di traduttore più o meno come i cavoli con la merenda, tanto per usare un’altra fase fatta.

Dato che, in quasi 14 anni, mi sono resa conto che a fare i danni peggiori a questo lavoro e a chi lo svolge è sicuramente l’ignoranza, ho pensato di inaugurare questo blog cercando di fare un po’ di chiarezza.

Eccovi quindi cosa NON è e cosa NON fa un traduttore professionista: utile (spero) vademecum per far brillare gli occhi a qualsiasi collega che incontrerete sulla vostra strada (anche se un po’ timidi, siamo una categoria numerosa!), ma anche per saper riconoscere (ed evitare) chi si presenta come professionista e invece… proprio no.

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