Il Mac e il traduttore (una storia d’amore)

Da qualche anno è un argomento ricorrente, sui gruppi e nelle mailing list dedicati alla traduzione, di solito articolato più o meno come segue:
“Devo cambiare computer, sto valutando di comprare un Mac, ma ne vale davvero la pena? E come faccio con i CAT?”

Dal punto di vista tecnologico, il passaggio a Mac, che ormai risale ad alcuni anni fa, è stato il secondo grande punto di svolta della mia carriera dopo l’acquisto di un CAT. In questo post vi racconto perché, cercando di rispondere alle domande di un ipotetico collega che sta considerando di “fare il salto”.

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Riflessioni sulla professionalità (aka paura e delirio su Linkedin)

Premessa: nulla di quanto riporto di seguito è inventato, mi sono limitata a omettere i dati sensibili (più che per la privacy, per umana pietà).

Ricevo una mail, con oggetto “Consigli nel campo della traduzione“, da una collega che mi comunica di aver trovato il mio indirizzo su Linkedin, si complimenta per il mio CV e per i clienti “di un certo calibro” con cui lavoro, e conclude:
“mi chiedevo se potesse darmi qualche consiglio in merito, cioè come ha fatto ad acquisire clienti così importanti, ha inviato semplicemente un Cv? Mi scuso se le faccio queste domance [sic], ma credo che Lei sia una traduttrice davvero in gambe e l’unica che potesse [sic] darmi qualche consiglio in più.

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Il traduttore e la tecnologia

La tecnologia: tasto dolente per molti colleghi, che vedono computer e affini come un male necessario, un’entità aliena che impone spese di cui non capiamo sempre bene l’utilità, che a volte fa perdere tempo prezioso, che aggiunge al lavoro complessità inutili… o addirittura il lavoro lo ruba (sì, parlo della famigerata traduzione automatica)!

La mia opinione, molto semplicemente, è che un traduttore professionista non possa permettersi questo atteggiamento.

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Traduttore traditore

Possibile titolo alternativo del post: “Lost in translation” (!)

Entrambi, oltre a sprizzare originalità da tutti i pori, hanno a che fare con la realtà del lavoro di traduttore più o meno come i cavoli con la merenda, tanto per usare un’altra fase fatta.

Dato che, in quasi 14 anni, mi sono resa conto che a fare i danni peggiori a questo lavoro e a chi lo svolge è sicuramente l’ignoranza, ho pensato di inaugurare questo blog cercando di fare un po’ di chiarezza.

Eccovi quindi cosa NON è e cosa NON fa un traduttore professionista: utile (spero) vademecum per far brillare gli occhi a qualsiasi collega che incontrerete sulla vostra strada (anche se un po’ timidi, siamo una categoria numerosa!), ma anche per saper riconoscere (ed evitare) chi si presenta come professionista e invece… proprio no.

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