quando il lavoro non c’è

NoWorkToday_1280x10241Succede a tutti. Siamo affogati di lavoro, finalmente consegniamo e (per fortuna!) non arrivano altri incarichi. Possiamo finalmente tirare il fiato, che bello!

Passano due giorni, tre, una settimana, il lavoro continua a non arrivare, e il fiato ci troviamo a trattenerlo.
Può essere una questione stagionale, o di semplice (mancato) incrocio di flussi: l’importante è vedere questo tempo libero non come la fine del mondo, ma come un’opportunità da sfruttare: non abbiamo nulla da tradurre, ma questo non significa che siamo disoccupati!
Eccovi quindi 10 attività per quando il lavoro non c’è.

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A chi interessa la qualità

Noi traduttori, e come noi tanti altri lavoratori della conoscenza, parliamo spesso, e spesso in toni lamentosi, di professionalità, di specializzazione, di quanto i clienti non capiscano che la traduzione è un investimento e non un costo, della fatica di far comprendere il valore di ciò che facciamo. Di traduzione si parla quando girano su Facebook i menu tradotti dal cinese con Google Translate, o gli errori di ortografia sui cartelloni di Expo. A chi interessa la qualità della traduzione? Solo a noi, ahimè, Don Chisciotte disarmati o quasi di fronte ai mulini a vento dell’ignoranza diffusa.

Bene, ci sbagliamo: la qualità della traduzione non interessa nemmeno ai traduttori (non a tutti, ecco).

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Io e la mia standing desk (stiamo bene insieme)

Se stare stare seduti fa male, anzi malissimo, per me la soluzione è stata associare all’esercizio fisico (sì, ci vuole, tocca rassegnarsi ;)) l’utilizzo di una standing desk, ormai da qualche mese. Eccovi un piccolo resoconto. Ho optato per una soluzione totalmente fai da te, versatile, poco costosa e facilmente reversibile: in pratica, un tavolino con quattro gambe appoggiato sopra la Continua

Il traduttore, l’Huffington Post e la qualità

Tra i miei feed c’è anche quello dell’Huffington Post Italia che, spesso, riporta in traduzione pezzi già pubblicati sul proprio sito USA o UK. Mi era già capitato di notare che non solo queste traduzioni lasciavano molto a desiderare, ma che nemmeno veniva citato il traduttore; e l’avevo segnalato, via Twitter e via Facebook (a volte ricevendo perfino risposta). Qualche mese fa, il nome del traduttore ha iniziato ad apparire: non si trattava di professionisti del settore, ma di collaboratori del giornale evidentemente “riciclati” come traduttori; per un periodo, è stata citata una collega il cui nome, però, era collegato a un numero preoccupante di pezzi. La qualità non poteva che risentirne. E infatti.

Lo so, si tratta di una battaglia contro i mulini a vento. Apparentemente, la qualità della traduzione interessa davvero solo ai traduttori; per quasi tutti gli altri, gli errori più o meno marchiani sono al massimo una curiosità da condividere su Facebook.

So anche che criticare, in particolare sui social, è facile. E che noi traduttori siamo abituati a restare nell’ombra, una condizione che spesso, più che infastidirci, ci protegge.
Così ho deciso, per una volta, di espormi.

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CAT for Dummies redux

Quando sentite parlare di CAT… vi domandate cosa c’entrino baffi e orecchie con la traduzione?

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information junkie di tutto il mondo unitevi

Essere traduttori significa, tra le altre cose, non smettere mai di imparare: sia perché la lingua evolve ogni giorno, sia perché, per quanto siamo specializzati, non si sa mai cosa ci può capitare sotto mano, variamente mischiato e combinato con gli argomenti in cui siamo già ferrati.

Ecco perché penso che ogni traduttore che si rispetti è in fondo un information junkie: Internet da questo punto di vista può trasformarsi in una (meravigliosa) ossessione, e noi abbiamo anche bisogno di ottimizzare.

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going paperless or going home

La parola d’ordine del 2015? Semplificare! Ovvero ridurre il superfluo, razionalizzare il lavoro, aumentare spazio e tempo a disposizione, in definitiva migliorarsi la vita. Da dove partire? Dall’ambiente dove lavoriamo ogni giorno : che si tratti di una stanza dedicata della casa, o di un semplice tavolo che la sera si (ri)trasforma, è fondamentale che sia ordinato, pulito e piacevole. E Continua

TM Management: la dieta dell’elefante per le nostre TM

Se siete (come me) utenti CAT di lunga data, sarete i felici possessori di una serie di memorie (Translation Memory, o TM); inclusa probabilmente una generica per la vostra combinazione di lingue principale, in cui, negli anni, saranno confluite tutte le vostre traduzioni non specialistiche, o quasi.
La mia si chiama “EN-IT Gen”, e fino alla settimana scorsa contava quasi 600.000 segmenti, o TU (Translation Unit), pari a circa 756 MB (esportazione in TMX).

Traducendo traducendo, le nostre amate TM finiscono per riempirsi anche di un sacco di schifezze (termine tecnico…). Non mi riferisco alla qualità della traduzione :), ma ad alcuni particolari tipi di TU:

a) con molti tag, variabili e/o spazi;
b) che contengono solo numeri;
c) duplicate o “quasi” duplicate:

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Stare seduti fa male (non sapete quanto)

Qualche anno fa mi sono resa conto che, col tempo, la mia forma fisica stava diventando… informe. Bello lavorare da casa, stupendo tradurre, ma uno dei lati negativi di questo lavoro, forse il peggiore, è la sedentarietà, e una certa pigrizia che ti si incista dentro e diventa difficile da combattere.
Per me la soluzione è arrivata per caso, sotto forma prima del running, e poi del Pilates. Oggi li pratico entrambi (infortuni permettendo), insieme a un po’ di circuit training, ma la cosa più importante è che ho acquisito l’abitudine a muovermi e a fare attività fisica.

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Come fare felice un traduttore

Cari clienti, oggi mi rivolgo direttamente a voi!
Qual è la ricetta perfetta per fare felice il vostro traduttore, personaggio mitologico metà uomo (o donna, più spesso) e metà dizionario?*
Semplicissimo:

.LAVATEVENE.LE.MANI.

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