SDL RoadShow: considerazioni a margine

roadshowLo scorso 15 novembre ho partecipato all’evento SDL Roadshow, a Milano, che SDL organizza periodicamente, più o meno due volte l’anno.

Questa edizione era particolarmente interessante perché coincideva con la presentazione di SDL Trados Studio 2017, reso disponibile ufficialmente proprio il giorno dopo; e infatti la partecipazione è stata massiccia, più di 100 persone (apparentemente, il Roadshow più numeroso di sempre). Un’ottima occasione per tenersi aggiornati sullo strumento CAT monopolista de facto sul mercato, per rivedere qualche faccia nota (e amica) e fare networking.

La formazione del pomeriggio è stata secondo me decisamente più interessante degli interventi (relativamente generici) della mattinata, in particolare la sessione del sempre brillantissimo Luca Menozzi di Vertere su upLIFT (con le due funzionalità “sorelle” Fragment Recall e Fuzzy Repair), che insieme all’Adaptive MT rappresenta le due grandi novità di questa versione di Studio. Ho apprezzato invece meno l’intervento su GroupShare, credo più interessante per project manager e simili, più che per i freelance.
Le funzioni di upLIFT mi sono sembrate equivalenti rispettivamente alle Muse e al PatchMatch di memoQ, di conseguenza mi hanno entusiasmato meno del dovuto; mentre sarò curiosa di mettere le mani sull’AdaptiveMT, che promette in pratica di adattare il motore di traduzione automatica in uso al post-editing, riducendo o eliminando gli errori ricorrenti (in particolare, direi, contestuali). Tutto questo in tempo reale e senza operazioni aggiuntive rispetto alla conferma dei segmenti.
Anche questa non è una novità assoluta, dato che su qualcosa di simile si basa Lilt; ma sicuramente il fatto che questa tecnologia sia direttamente integrata in uno strumento di larga diffusione come Studio avrà un grosso impatto.

Detto questo, qualche riflessione, appunto, a margine.
All’evento erano presenti, come sempre, freelance, agenzie e clienti corporate, visto che SDL conta tra i suoi clienti tutte e tre le categorie.
In un mondo ideale, tutti questi anelli della catena lavorano insieme per realizzare un obiettivo finale comune: una traduzione di qualità. Da un sondaggio SDL è emerso, ci ha detto Massimo Ghislandi, che la qualità avrebbe un’importanza sei volte maggiore rispetto al costo.
Ma la domanda nasce spontanea: per chi?
Nel mondo reale è inevitabile che il fattore economico sia essenziale, per non dire prioritario: ma lo sarà soprattutto per due delle tre categorie di cui sopra. Non ho dubbi che un campione composto in maggioranza da traduttori freelance attribuisca alla qualità un’importanza così preponderante rispetto al costo; ma permettetemi di dubitare che lo stesso valga per LSP e clienti corporate. Non perché loro siano brutti e cattivi, e noi traduttori paladini della qualità, ma perché è nell’ordine delle cose.
È nell’ordine delle cose che queste tre categorie, nel mondo reale, si trovino non dico in conflitto, ma sicuramente ad avere priorità ed esigenze diverse.
E qui i nodi vengono al pettine, almeno secondo me: la stessa azienda, e lo stesso prodotto, si presentano come la soluzione per soddisfare indistintamente le esigenze di tutti.

Sicuramente la presenza contemporanea a questo tipo di eventi di freelance, collaboratori di agenzie e responsabili di reparti di localizzazione, gestione contenuti e simili, porta a una sovrapposizione di contenuti non sempre ideale.
Sono convinta che sarebbe opportuno proporre contenuti diversi alle tre categorie, lasciando spazio al networking durante le pause e il pranzo: per evitare che il freelance si senta magnificare i risparmi ottenuti dal cliente grazie al riciclo del legacy (!), o le nuove funzioni di GroupShare per la gestione dei progetti; e che il responsabile della localizzazione senta parlare per un’ora dei dettagli pratici di funzionalità che lui o lei probabilmente non userà mai direttamente.
Probabilmente c’è maggiore uniformità di interessi tra freelance e piccola agenzia, e tra grande LSP e cliente corporate: ma tra gli estremi della catena, e non solo, permane una certa “incomunicabilità” della quale andrebbe tenuto conto, credo.

Più in generale, ho l’impressione che le scelte di SDL (in particolare in termini di sviluppo di funzionalità) negli anni si siano orientate verso le esigenze dei “grandi clienti”, più che dei freelance, indipendentemente da come vengono presentate. Del resto, è anche ovvio che sia così: è facile supporre che i ricavi generati da grandi LSP e clienti corporate siano (molto) superiori a quelli delle licenze dei freelance, molte di aggiornamento e comunque quasi mai acquistate a prezzo pieno.*

Un esempio banale, ma secondo me indicativo: Studio associa ai segmenti tradotti con MT uno status specifico e molto ben riconoscibile, che non è modificabile (se non tramite ritraduzione dell’intero file; comunque non in modo diretto) e che rimane inalterato anche dopo la conferma del segmento. In altre parole, il cliente vedrà sempre questa indicazione, ben evidente, nei file consegnati.
E se l’indicazione al traduttore che per una TU è stata utilizzata la traduzione automatica è sicuramente sensata, e anzi preziosa, io non ne vedo l’utilità dopo che quella stessa TU è stata confermata e, si suppone, oggetto della necessaria attività di post-editing.
Non ne vedo l’utilità per il cliente (agenzia e/o diretto): o meglio, non la vedo nell’ottica di quella famosa qualità della traduzione che dovrebbe essere l’obiettivo comune di tutti gli anelli della catena.

Chiaramente, non ne faccio una questione di “noi contro di loro”, né voglio affermare che SDL “stia dalla parte” delle agenzie e delle aziende, e così facendo ci sfavorisca o ci penalizzi necessariamente. Ma credo che valga la pena sottolineare una situazione (peraltro ovvia, determinata dal mercato) di conflitto di interessi almeno parziale, che non mi sembra venga molto considerata: o addirittura sulla quale si tende (volutamente?) a glissare, cercando di far passare l’immagine idilliaca della “grande famiglia” che lavora in perfetta armonia e comunione di intenti e di esigenze.

Problemi filosofici (!) a parte, la giornata è stata più che piacevole anche grazie alla compagnia di Chiara e ad alcune nuove e vecchie conoscenze. È sempre bello uscire dal guscio, e soprattutto confrontarsi con chi condivide questa nostra professione, che il resto del mondo difficilmente comprende e sembra facilmente fraintendere.

*A margine, due dati secondo me interessanti, dalla relazione finanziaria di SDL per il primo semestre 2016 (disponibile qui):

  • vengono citati ampiamente i risultati ottenuti in relazione ai clienti aziendali (tenendo presente, però, che non si fa distinzione tra clienti dei prodotti per la traduzione, e clienti dei servizi linguistici); per quanto riguarda i freelance, ci si limita a dire che “il 70% dei traduttori professionali utilizza i nostri prodotti” (nella relazione per l’anno 2015, il dato è un po’ più preciso e si parla di “225.000 tra traduttori e project manager nell’ambito della localizzazione”. Che a me sembrano anche pochi);
  • i ricavi derivanti dalla Machine Translation sono aumentati del 44%; quelli dei prodotti di “Translation Productivity” del 6%: e io mi avventurerei ad affermare, pur senza dati a sostegno, che a utilizzare la MT siano molto più i clienti aziendali che non i traduttori freelance…